Pagare tutti, pagare meno. Federalismo fiscale e responsabilità dei comuni potrebbero essere la vera svolta dell’economia italiana.

Sul il Sole 24 ore del 30 maggio 2011, Massimo Bordignon pubblica un’interessante fondo dal titolo : “Lotta al sommerso. Enti locali in prima linea ma con mani disarmate”.

Disarmate non direi, malearmati sicuramente.  Certo la tematica degli “strumenti” a disposizione degli enti locali è annosa e assai complessa.

La famigerata riforma del Titolo quinto della Costituzione ed il nuovo testo dell’art. 119 della Costituzione, modificato con la Legge costituzionale 3/2001, attribuisce agli enti locali una completa autonomia finanziaria in termini di entrate e di spese.

Si è finalmente portato a compimento un processo che affonda le radici agli albori delle disquisizioni sulla forma di Stato pre- repubblicana e che ha ri- trovato nuova vitalità agli inizi degli anni ’90 quando, per la prima volta, è nata l’esigenza di concedere a tutti gli enti pubblici territoriali una maggiore libertà di azione nel reperimento delle risorse finanziarie necessarie allo svolgimento delle loro funzioni. Un contributo fondamentale, non si può negarlo, è stato fornito dalle rivendicazioni e dagli item introdotti da una forza politica “localista” come la Lega Nord.

Il concetto di federalismo fiscale ha iniziato dunque a farsi strada con la necessità di favorire un maggiore coinvolgimento, ma anche una maggiore responsabilizzazione degli enti locali nel raggiungimento degli obiettivi della finanza pubblica.

Allo sviluppo del “processo federalista” fa da contraltare il rispetto del c.d. Patto di Stabilità e Crescita (PSC), stipulato dall’Unione Europea nel 1996 per garantire quella stabilità economica, necessaria all’introduzione della moneta unica.

Il PSC fissa quindi i confini in termini di programmazione, risultati e azioni di risanamento all’interno dei quali i Paesi membri si possono muovere autonomamente. In tale contesto, ciascuno di essi ha implementato internamente il PSC, andando a definire il quadro normativo del Patto di Stabilità Interno, applicando criteri e regole proprie. Il Patto di Stabilità Interno fissa gli obiettivi per il contenimento del debito e del deficit pubblico, quest’ultimo inteso come saldo tra entrate e spese finali, al netto delle operazioni finanziarie.

L’autonomia finanziaria (introdotta, come abbiamo detto, dalla L. Cost.3/2001) richiama il principio del finanziamento integrale, secondo il quale tutte le entrate di un ente pubblico vanno a finanziare il complesso delle funzioni attribuite.

Quindi, il patto di stabilità da un lato e l’autonomia finanziaria dall’altro, impongono agli enti locali una svolta radicale in termini di gestione della spesa pubblica  e delle entrate. Questo richiede un’attenta programmazione, unita ad uno stretto controllo dei risultati della gestione finanziaria.

In un paese come l’Italia, dove l’evasione fiscale ha raggiunto ormai livelli allarmanti, il nodo principale a cui rivolgere l’attenzione è sicuramente il controllo delle entrate, in particolar modo delle entrate tributarie. L’importanza rivestita da queste ultime appare ancora più chiara, se si fa riferimento all’ampiezza dell’ambito impositivo; senza infatti soffermarsi sulle varie differenze tra imposta, tassa, canone e tariffa e considerando solo i comuni tra gli enti pubblici interessati, è possibile stilare un elenco molto vasto (Ici, Trsu, Tosap, Imposta sulla pubblicità, sulla pubblica affissione, Imposte di scopo).

Appare chiaro a questo punto come il perseguimento dell’equità contributiva sia necessario non solo per il raggiungimento degli obiettivi di programmazione imposti anche dal Patto di stabilità interno, ma soprattutto per un’esigenza di giustizia sociale. Il meccanismo dell’equità contributiva permette infatti, a fronte di un incremento delle entrate, di effettuare politiche di riduzione del carico contributivo nel medio – lungo periodo.

Tutto questo comporta azioni di analisi e controllo delle sacche di evasione da parte degli enti locali, che devono necessariamente dotarsi di idonei strumenti informativi, atti alla gestione integrata dei processi amministrativi.

L’ente comunale, in special modo nei centri di piccole e medie  dimensioni, che rappresentano la gran parte delle città italiane ( nel 2010 i comuni italiani risultano essere 8.094, di cui 7.300 sotto i quindicimila abitanti),  rappresenta per molti aspetti il primo punto di riferimento “istituzionale” per il cittadino.

Il municipio e, di converso se vogliamo, la caserma dei carabinieri per il versante giustizia, rappresenta non semplicemente un mero punto di riferimento socio-amministrativo, ma è da considerare come vera e propria istituzione di prossimità : il primo avamposto, tolte le agenzie di socializzazione primaria (scuole, chiesa, ecc..), dell’incontro fra sfera pubblica e sfera privata.

Paradossalmente i piccoli e piccolissimi comuni italiani sono quelli che hanno sicuramente più problemi ma sono anche finanziariamente più sani. In questi mesi si discute molto sulle possibili aggregazioni e sulla riforma delle leggi che ne permettano la cosiddetta “unione”, sebbene in maniera un po’ più lasca ma efficace, permettendo in un certo senso di non perdere la giusta rivendicazione identitaria e i legami tradizionali fra comunità (se pur piccolissime) e territori, sovente impervi o comunque geograficamente disagiati.

In pratica facilitare l’estensione di buone prassi, che esistono in tutta Italia a nord come a sud, sul recupero dei crediti impositivi comunali, la lotta all’evasione e la perequazione contributiva generale potrebbe permettere una piccola “rivoluzione” nei modi e nella sostanza della gestione del bilancio del Paese. Questo non solo è possibile ma è anche, teoricamente, semplice; le buone prassi stanno li a dimostrarlo. Molti comuni hanno saputo mettere in campo le giuste sinergie per affrontare la questione in quanto sono proprio essi (e non lo stato centrale) i veri, o forse i soli, conoscitori dei dati dei propri cittadini. Incrociando infatti le situazioni evidenti dalle banche dati comunali (ove sussistano ovviamente un processo ed un iter amministrativo informatico che lo permettano) gli enti comunali non solo sono riusciti ad incamerare nuove entrate e a rimpinguare le proprie casse comunali, ma addirittura sono riusciti a non aumentare, ed in particolari casi, anche a diminuire le addizionali irpef che gravano da tempo sui cittadini.

Lo sa bene anche lo stato centrale che dal 2002 ha ridato forza ad una vecchia idea, già degli anni settanta, finalizzata ad una gestione integrata e sinergica con i comuni di quella che viene chiamata Anagrafe tributaria generale. In effetti incrociando alcuni particolari dati comunali come  le posizioni anagrafiche e tributarie con quelle catastali e fiscali si può giungere ad un elevatissimo livello di accertamento sia delle imposte locali che di quelle nazionali: dagli affitti al canone Rai, dalle imposte di urbanizzazione alla tassazione delle unità produttive. Far pagare tutti può davvero significare far pagare meno.

 

dal sole24ore: Rischio commissariamento per 3.105 Comuni .

Sono 3.105 i Comuni che si devono dar da fare per evitare il commissario ad acta, previsto dalla legge di conversione al Dl sviluppo per rendere effettivo il varo dello Sportello unico per le attività produttive (Suap). La misura, molto criticata dall’Anci perché considerata lesiva dell’autonomia dei Comuni, scatterà per tutti i sindaci che entro il 30 settembre non avranno provveduto ad accreditare lo Sportello o a fornire alla Camera di commercio competente per territorio gli elementi necessari per la sua “supplenza” nello svolgimento di queste funzioni. Il termine del 30 settembre era stato fissato dalla versione originaria del Dl 70/2011, ma con il commissariamento la legge di conversione lo rende drasticamente più effettivo.
Secondo il monitoraggio aggiornato da Unioncamere, il processo di accreditamento dei SUAP evidenzia 4.834 amministrazioni comunali registrate su un totale di 8.096 (quasi il 60% del totale). Di queste, 1.729 hanno delegato lo svolgimento dei servizi dello sportello alle Camere di commercio territorialmente competenti. Un processo in atto che, secondo l’Anci, non avrebbe bisogno di un intervento tanto incisivo e che, di contro, avrebbe potuto mettere al centro dell’attenzione la possibilità di unificare e informatizzare le procedure di pagamento degli oneri dovuti ai diversi enti pubblici coinvolti nell’operatività dei Suap.
In ogni caso, in base alla nuova norma, il Prefetto provvederà ad inviare, entro 30 giorni dalla data limite, una diffida ai Comuni inadempienti e, sentita la regione competente, nominerà il commissario ad acta (scelto tra funzionari di Comuni, Regioni e Camere di Commercio). Quest’ultimo dovrà adottare tutti gli atti necessari ad assicurare la piena messa a regime degli sportelli unici.
Ma non è tutto. Per rendere effettivo il ruolo di semplificazione degli sportelli nei processi amministrativi sulle attività imprenditoriali, la nuova versione del Dl sviluppo rafforza le funzioni del Suap attraverso l’introduzione di competenze specifiche in tema di «certificazione e documentazione di impresa», con l’aggiunta dell’articolo 43-bis al Dpr 445/2000. In particolare, gli sportelli dovranno trasmettere alle altre Pa coinvolte comunicazioni e documenti attestanti atti, fatti, qualità, stati soggettivi, nonché le autorizzazioni, licenze, concessioni, permessi e nulla osta che siano dagli stessi rilasciati o acquisiti da altra amministrazione o comunicati dall’impresa (anche per il tramite delle agenzie per le imprese). Saranno sottoposte alla stessa disciplina anche le certificazioni di qualità o ambientali. Tutti i documenti dovranno essere inviati, in «duplicato informatico», alle Camere di commercio per l’inserimento nel Rea e per la conservazione di un fascicolo informatico intestato a ogni impresa. La conseguenza è un ulteriore snellimento delle procedure, perché qualsiasi amministrazione non potrà richiedere all’impresa interessata la produzione dei documenti che sono stati già acquisiti o prodotti dallo sportello unico.
Il funzionamento dell’intero sistema dovrebbe essere garantito dall’utilizzo esclusivo del canale telematico per tutte le comunicazioni tra Suap, Pa, Camere di commercio, imprese e agenzie per le imprese.
Sempre in tema di semplificazione delle procedure di costituzione delle imprese, si evidenzia anche la previsione introdotta per l’iscrizione delle imprese artigiane all’albo provinciale. Chi è interessato deve presentare una dichiarazione che attesti i requisiti di qualifica artigianale mediante la «comunicazione unica». La dichiarazione comporterà l’automatica iscrizione all’albo e l’annotazione nella sezione speciale del registro delle imprese.

Banche di Melma. Moody’s declassa le banche italiane o la partitocrazia ? Ma poi sta Moody’s eventualmente non la declassa nessuno.

 

Oggi si declassano le banche italiane; precedentemente l’agenzia statunitense Moody’s ha collocato il rating Aa2 dell’Italia sotto revisione in vista di un possibile downgrade. Lo fa sapere l’agenzia statunitense in una nota. Moody’s ha anche riaffermato il rating di breve termine al livello prime -1. Una nuova tegola sull’economia italiana dopo l’outlook negativo assegnato al rating italiano da Standard & Poor’s.

Adesso Moody’s mette sotto osservazione le 16 maggiori banche italiane.

La questione potrebbe apparire bizzarra, a mio avviso,  per almeno due aspetti fondamentali. In primo luogo le banche italiane sono molto, ma molto , o per nulla esposte sul fronte titoli greci ed in secondo luogo le cinque o sei maggiori banche italiane tutto sono tranne che banche.

Cerco di spiegarmi, perché ritengo stiano proprio qui le ragioni del contendere. Chiunque abbia avuto modo, cioè la maggior parte della popolazione italiana, soprattutto se impresa, di avere a che fare con le nostre banche è a conoscenza del fatto che le stesse elargiscono credito solo a chi potenzialmente ne ha poco bisogno ovvero riesce a “garantirne” il triplo dell’importo: sia impresa, sia credito al consumo, sia mutuo per la casa.

Le banche italiane poi hanno interpretato pro loro, tutti i parametri sempre più stringenti degli accordi di Basilea 2 e 3; tale accordi prevedono infatti parametri si molto ferrei sull’elargizione del credito ma dovrebbero premiare : caratteristiche, natura e idee imprenditoriali innovative. State sicuri, siate pure Bill Gates o Steve Jobs, da Unicredit, Intesa e compagnia cantando non avrete un euro, anche se vi presentate con un reattore tascabile che fa la fusione a freddo e produce energia dalla trasformazione atomica dei rifiuti di Napoli. A meno che…

…A meno che non vi chiamate Ligresti, Berlusconi, de Benedetti, Benetton e vogliate comprare le autostrade italiane senza metterci un centesimo.

Sta proprio qui forse il “declassamento” che Moody’s e company riservano all’italietta degli anni duemila.
Paese in cui le banche hanno deciso in passato come adesso le sorti della classe dirigente italiana come quella dei piccoli e medi imprenditori  facendo le fortune di strozzini, usurai e massoni.

Le stesse banche con più o meno le stesse persone che hanno ucciso (fisicamente) Adriano Olivetti e tutte le idee ed i progetti  imprenditoriali che davvero avrebbero potuto cambiare le sorti di questo assurdo bel Paese.

Moody’s e tutte le agenzie internazionali hanno colpe gravissime e responsabilità altissime nelle vicissitudini degli stati sovrani e nella gestione della crisi economica globale in cui viviamo.
Mi son sempre chiesto ma non c’è nessuno deputato ad abbassare il rating delle agenzie di rating?

Ciò certo, come ci propugna il Giornale o gli apparati di amplificazione del logoro sistema economico italiano, non assolve la partitocrazia italiana che è motore e artefice di tale becero sistema bancario. Il fatto che le banche italiane siano solide, che gli italiani abbiano risparmiato sempre molto e che hanno patrimoni immobiliari ben saldi sono valori aggiunti che non possono essere trascurati dalla governace economica mondiale; ciò nonostante non possiamo dimenticare e trascurare che siffatto sistema sia una melma in cui sgazzano solo i soliti potenti, i soliti massoni e i soliti furbetti del Paesino.

Tutto sommato Moody’s ha solo detto: Banche di Melma.

E sti C..zi ! C'è uno spettro che si aggira per il mondo: il bunga bunga .

Comunicato stampa.

Domani Talarico incontrerà le finaliste di Miss Italia nel mondo

Alle 19 nel suo studio di palazzo Campanella

Domani, alle ore 19, il Presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico riceverà nel suo studio di Palazzo Campanella, le protagoniste della finale del concorso “Miss Italia nel mondo 2011”, in programma il 4 luglio prossimo sul Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria. Nell’occasione, il Presidente Talarico porgerà un saluto di benvenuto alle finaliste che avranno anche modo di visitare la sede del Consiglio regionale e i saloni nei quali sono esposti i Bronzi di Riace ed altri preziosi reperti del Museo Archeologico Nazionale della Magna Graecia, attualmente sottoposto a lavori di restauro.

 

 

Tremonti, tre aliquote, tre soldi e l’Italia peggiore.

Giulio Tremonti da ministro dell’ultimo governo B. si è fatto apprezzare. Molti avversari, fra cui il sottoscritto, a denti stretti magari, hanno pubblicamente plaudito all’opera di contenimento del disavanzo ed alle misure a protezione dell’economia ( e dei risparmi) italiana. Eugenio Scalfari, che sovente non le mandò a dire al ministro, ultimamente ha più volte difeso il reggente di via XX settembre.

Nel Pdl si dice ad ogni piè sospinto che “urge” la riforma fiscale.  Probabilmente è vero, nel senso che “politicamente” è l’unico segnale rimastogli per rinfrancare il popolo berlusconiano a meno che non si voglia credere alle demagogiche promesse di spostamento di ministeri in Padania; che poi è come dire fateci campare anche noi con l’indotto ministeriale  che favorisce Roma ladrona…  insomma dateci un po’ dei vostri privilegi.

Politicamente sarà urgente ma economicamente se non inutile potenzialmente dannosa. Lasciando perdere l’idea che si possa fare in deficit ed andare a far compagnia ai Pigs (portogallo-irlanda-gracia-spagna);  ci sarebbe quantomeno il reato di attentato alla sicurezza dello Stato,  ovvero procurato fallimento, omicidio volontario, nazionicidio. Anche facendola a “costo zero” come dice Tremonti, oltre che una “riformicchia” tanto per dare un contentino alla partitocrazia di centrodestra, mi sembra che i rischi siano più dei possibili benefici.

L’idea è di passare la tassazione dalle persone alle cose. L’intento è liberare psicologicamente individui e imprese dall’idea di un’oppressione fiscale sempre più forte, anzi di dar un segnale di alleggerimento. Ma la follia, a mio avviso, sta proprio nella variabile psicologica che il tentativo mette in campo. In soldoni, aumentare l’Iva ha un effetto psicologico molto più forte che il beneficio atteso, se è vero come è vero, e rilevato da tutte le organizzazioni datoriali e di categoria  e parti sociali che il problema principale è la domanda interna. Questo, senza farla lunga, è fin troppo evidente ed anche gran parte dei tagli al pubblico impiego e la precarizzazione del lavoro hanno fatto il loro nel deprimere i consumi. Questo vale ancor di più se parliamo di qualche punto, perché un punto in meno di Irpef vale poco psicologicamente ma un punto in più di Iva vale tantissimo sui redditi medio-bassi in particolar modo: che poi sono quelli maggiormente diffusi e che non spendono; perché non possono o perché pur potendo il futuro incerto predilige il risparmio.

Ho già detto che già i tagli, a mio parere, producono sovente una contrizione della domanda interna. La ricetta di Tremonti prevede, oltre alla semplificazione ed accorpamento in 3 aliquote e 5 imposte, I tagli della politica, dice il ministro:  Le risorse per fare la riforma fiscale devono arrivare in primis dai tagli ai costi della politica, ha ribadito Giulio Tremonti: “Come prima cosa  è fondamentale che la classe politica dia un buon esempio; ci sono molti costi che devono essere ridotti, non conta quanti soldi valgono, conta che così puoi legittimarti nel disegno di un paese nuovo. Tutti gli incarichi politici e pubblici vanno remunerati come la media europea, basta limitarsi ai paesi dell’area euro. Questo è il presupposto fondamentale per cominciare a discutere di finanza pubblica”. E quindi: “Meno aerei blu e più Alitalia”. Un po’ perché magari ci crede, un po’ per dire cari politicanti mo i danni che avete fatto voi, e che volete la mia testa, li paghiamo tutti voi per primi. Da questo punto di vista la minaccia è chiara; francamente la misura è un po’ demagogica, anche se sarebbe comunque opportuno farla, e soprattutto inutile. Stiamo parlando di “cifrette”.

Il mio personale invito, se proprio si volessero tagliare anche i veri privilegi della politica e i dispendiosi meccanismi del consenso, buona cosa sarebbe tagliare strutture costosissime , iperpagate ed inutili che fanno da cassa alle vere clientele che stanno attorno alla politica. Faccio alcuni esempi, che so anche a sinistra non riscuotono successo. Per prima cosa chiuderei immediatamente. Sviluppo Italia, Italia Lavoro, Formez, Ispel e tutti gli altri enti strumentali che servono a far spendere ai ministreri soldi che altrimenti non potrebbero. Il lettore dirà ed i lavoratori? certo l’impatto ci sarebbe,  ma stiamo parlando di lavoratori precari per lo più malpagati e professionalmente molto “riciclabili” , anche per chè alcune delle cose che questo tipo di agenzie fanno possono essere spostate sul mercato appannaggio dei privati e dei professionisti. La verità è che questi posti sono popolati da lacchè e raccomandati non collocabili nella politica, di dirigenti da stipendi altisonanti e dalle pensioni cumulabili. Insomma vere e proprie riserve naturali per i clientes di turno.

Ovviamente quelli sopra sono alcuni esempi, ma di enti e strutture del genere è pieno il Paese. In questo senso fa ridere il piglio di Brunetta che apostrofa i precari, dove invece le Sue innovazioni hanno fallito e non se ne vede traccia reale. Perché Tremonti non inizia  a tagliare anche quel dicastero che fa più danni che benefici e pensare ad una “vera” riforma della pubblica amministrazione che tanto potrebbe fare nel recupero dell’evasione e nel contenimento della spesa? Ho avuto modo di notare che il roboante Ministero dell’innovazione tecnologica, scrivendogli una mail ad un indirizzo da loro fornitomi, non sa far funzionare nemmeno i propri sistemi informativi tant’è che la mail mi è tornata indietro e non ho mai avuto risposta. E tanti altri esempi personali  potrei fare, come gli annunci pubblicati su Click Lavoro e persi nel vuoto, ma non è questo il contesto. Mi sa che sia proprio Lui l’Italia peggiore.

Anche perché me ne occupo per lavoro, so bene che i comuni ed  il federalismo municipale potrebbero fare davvero tanto in materia. L’equità contributiva può passare in gran parte da li, basterebbe dotarli di strumenti e finanziamenti adeguati, e creare le condizioni ed i giusti incentivi in modo da far pagare meno e far pagare tutti come si diceva un tempo. In discorso in questa sede sarebbe lung, basti citare alcune possibilità : Bonificare le banche dati tributarie, recuperare le aree edificabili, gestire l’evasione contributiva locale, razionalizzare spese e consumi, sono alcuni dei titoli delle miriadi di azioni che i comuni potrebbero mettere in campo. Ma allo stato attuale si svendono le spiagge …  per tre soldi mio padre comprò.

Tutto il mondo è paese….purtroppo…è tutta cosca loro.

Ndrangheta: indagine “Rilancio”, 2 arresti del Ros di Roma

Le manette sono scattate per Vincenzo Alvaro e Damiano Villari, appartenenti alla cosca Alvaro di Sinopoli e Cosoleto

Nelle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Roma, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di ALVARO Vincenzo e VILLARI Damiano, indagati per intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa di cui all’art. 7 L. 203/91.

Contestualmente sono state effettuate 17 perquisizioni delegate dal P.M. nei confronti di altrettanti  indagati a p.l. per i medesimi reati.

I provvedimenti colpiscono una promanazione laziale della cosca ‘ndranghetista degli “ALVARO”, originaria dei Comuni di Sinopoli e Cosoleto (RC), e in particolare ALVARO Vincenzo, figlio di ALVARO Nicola cl. 27, detto “Beccauso”, capo cosca  del “Locale” di Cosoleto e VILLARI Damiano, soggetto di elevato spessore delinquenziale e in stretto raccordo con la cosca “ALVARO”, nonostante i suoi tentativi di celare tali rapporti.

L’indagine “Rilancio”, avviata dal R.O.S. nel 2007, ha documentato l’elevato livello di penetrazione raggiunto dalla cosca “ALVARO” nel tessuto economico capitolino attraverso l’acquisizione di numerose attività commerciali e imprenditoriali con  capitali illeciti e ha individuato la fitta rete di prestanome – ben 27 – utilizzati per aggirare le possibili iniziative giudiziarie sul fronte patrimoniale.

L’indagine, sviluppata su più direttrici investigative, aveva già consentito, con due distinti interventi operativi eseguiti nel 2009, di penetrare nel circuito economico della cosca, con particolare riferimento alle operazioni di reinvestimento dei capitali illeciti in rilevanti attività commerciali ed imprenditoriali nel Lazio e in Calabria.

In particolare:

– il 29 maggio 2009, con la cooperazione della Polizia della Repubblica Ceca, è stata data esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 12 indagati per associazione per delinquere finalizzata all’introduzione in Europa di ingenti quantitativi di merce contraffatta proveniente dall’estremo oriente (Vietnam), aggravata dalla transnazionalità. Nella circostanza è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo degli uffici della società di import-export “M.C.S.-Mediterranean Container Service Shipping s.r.l.”, attiva nel porto di Gioia Tauro (RC) ed utilizzata dal sodalizio per lo sdoganamento della merce contraffatta;

– il 22 luglio 2009, a seguito di un collegamento investigativo promosso dalla Procura di Roma, è stato eseguito un decreto di sequestro anticipato di beni, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria nell’ambito di un procedimento di prevenzione che ha interessato sempre ALVARO Vincenzo. Il provvedimento ha consentito di sequestrare l’intero patrimonio immobiliare e le numerose attività commerciali nella disponibilità dell’ALVARO, alcune delle quali di gran pregio come i noti ristoranti “Cafe’ de Paris” e “George’s”, tuttora sotto sequestro e gestiti da un amministratore giudiziario,  per un valore di circa 200 milioni di euro.

L’attività delinquenziale in questione non si è però arrestata con il sequestro del luglio 2009, a conferma della perdurante operatività della cosca sul fronte patrimoniale e della pericolosità sociale di ALVARO Domenico, che acquistava nuove attività commerciali intestandole a soggetti di comodo al fine di occultarne la reale titolarità e “oscurare”  la sua presenza nella Capitale.

Si tratta, in particolare, di due esercizi commerciali – il bar “Il Naturista” ubicato in via Salaria n. 121 e il bar “Pedone” ubicato in via Ponzio Comino n. 74 – oggetto dell’odierno provvedimento di sequestro e del valore superiore ai due milioni di euro.

Per gli intestatari fittizi indagati a p.l., per i quali il P.M. aveva richiesto l’emissione di misura cautelare analoga a quella che ha investito il VILLARI e l’ALVARO, il G.I.P. non ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, in ragione della cessazione della condotta criminosa a seguito dei provvedimenti ablativi eseguiti nel corso delle investigazioni.

L’attività, in estrema sintesi, ha confermato:

– la rilevanza ed il ruolo ricoperto dal più volte citato ALVARO Vincenzo, imparentato con gli esponenti di vertice dell’omonima cosca, nonché punto di riferimento nel panorama capitolino e nel centro Italia per tutti gli esponenti della ‘ndrangheta interessati ad attività di reinvestimento e reimpiego dei capitali illeciti;

– la molteplicità delle intestazioni fittizie, in particolare delle attività commerciali più rilevanti,  in capo a VILLARI Damiano e lo stretto raccordo con la cosca “ALVARO” nonostante i suoi tentativi di celare i rapporti;

– l’elevato livello di penetrazione raggiunto dalla cosca “ALVARO” nel tessuto economico capitolino, inquinato dal massiccio impiego di capitali di incerta provenienza.

Se per una volta, una sola in tutta la sua vita…avesse ragione Borghezio?

In questi giorni si riunisce il gruppo di Bildenberg. Il grassone fascio-leghista voleva parteciparvi: è stato malmenato. Al di là del possibile sibilio di piacere che può scorrere sulla nostra pelle all’idea del panzone preso a schiaffi, la storia del gruppo di Bildemberg sarebbe proprio da approfondire. Personalmente la incasello nell’ambito dei “cambiamo discorso” che mi sento dire ogni qualvolta parlo del fatto che la massoneria debba star lontano dai partiti; compreso il Pd che lo scrive nello statuto ma ne annovera una miriade.

Il gruppo di Bilderberg, in virtu delle sortite borgheziane e delle cronache (le riunioni sono a porte chiuse) rituali in occasione dell’evento, in questi giorni trova spazio non solo sulla stampa ed un pò (molto poca) di informazione televisiva, ma anche sui blog ed in particolare su History channel che ha dedicato più di un documentario sul tema: Video.

http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Bilderberg .

Molti negli anni i partecipanti italiani e soprattutto quelli di una “certa borghesia sinistrorsa” : http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Bilderberg#Partecipanti.

Tanto per annoverne qualcuno (la carica è quella che veniva ricoperta al momento della riunione):

  • 2003 honda odyssey
  • Hentai free porn cartoon
  • Viagra alternative
  • Get out of debt
  • Write your essay
  • Dating sites uk
  • Bet on cricket
  • 32 red casino
  • Cheap motels near me
  • Weight loss drops
  • 4health dog food
  • Live porn cams
  • Cesare Merlini – vicepresidente Council for the United States and Italy
  • Mario Monti – Commissione Europea[17][18]
  • Tommaso Padoa Schioppa – BCE (Banca Centrale Europea)
  • Corrado Passera – Banca Intesa
  • Romano Prodi – presidente della Commissione Europea
  • Alessandro Profumo – Credito Italiano
  • Gianni Riotta – editorialista La Stampa
  • Virginio Rognoni – Ministero della Difesa
  • Sergio Romano – editorialista La Stampa
  • Carlo Rossella – editorialista La Stampa
  • Renato Ruggiero – vicepresidente Schroder Salomon Smith Barney
  • Paolo Scaroni – Enel SpA
  • Stefano Silvestri – Istituto Affari Internazionali
  • Domenico Siniscalco – direttore generale Ministero Economia
  • Barbara Spinelli – corrispondente da Parigi – La Stampa
  • Ugo Stille – Corriere della Sera
  • Giulio Tremonti – ministro dell’Economia
  • Marco Tronchetti Provera – Pirelli SpA
  • Walter Veltroni – editore L’Unità
  • Ignazio Visco – Banca d’Italia
  • Antonio Vittorino – Commissione Giustizia UE
  • Paolo Zannoni – FIAT

ed ancora più indietro nel tempo:

  • Gianni Agnelli
  • Umberto Agnelli
  • Krister Ahlström – presidente Ahlstrom
  • Alfredo Ambrosetti – presidente Gruppo Ambrosetti
  • Franco Bernabè – ufficio italiano per le iniziative sulla ricostruzione nei Balcani
  • Emma Bonino – membro della Commissione europea
  • Giampiero Cantoni – presidente BNL
  • Lucio Caracciolo – direttore Limes
  • Luigi G. Cavalchini – Unione Europea
  • Adriana Ceretelli – giornalista, Bruxelles
  • Innocenzo Cipolletta – direttore generale Confindustria
  • Gian C. Cittadini Cesi – diplomatico USA
  • Rodolfo De Benedetti – CIR
  • Ferruccio De Bortoli – RCS Libri
  • Gianni De Michelis – ministro degli Affari Esteri
  • Mario Draghi – direttore Ministero del Tesoro
  • John Elkann – vicepresidente FIAT e IFIL
  • Paolo Fresco – presidente FIAT
  • Gabriele Galateri – Mediobanca
  • Francesco Giavazzi – docente economia Bocconi
  • Giorgio La Malfa – segretario nazionale PRI
  • Claudio Martelli – deputato – Ministero Grazia e Giustizia
  • Rainer S. Masera – direttore generale IMI

 

Io non so se siano davvero dei massoni che vogliano manovrare il mondo… sarà tutto falso ma un pò di nauesa mi viene lo stesso. Ognuno si faccia la propria idea in merito;  ad ogni modo mi sembra evidente che i risultati di queste riunioni , eventualmente ce ne fossero, siano risibili o addirittura dannosi.

Ma che minchia di modello di mondo è questo ?

 

Battisti è finalmente libero…

Ultim’ora, si direbbe. Battisti è finalmente libero. Adesso finalmente potrà andare anche lui a rifugiarsi nella fantastica Isola caraibica dove impazienti lo attendono: Elvis, Jonh Lennon, Jim Morrison; Marilin e tanti altri.

L’artista, del male, finalmente avrà modo di incontrare i suoi vecchi amici e comporre nuove e tenere ballate assieme … si presume arrivino presto sul mercato discografico nuove, BOMBE.

Sembrerebbe aver comunicato ai suoi più stretti amici franco-brasiliani che gli mancava prorpio l’acqua azzurra acqua chiara.

Il Paese delle Banane ringrazia di cuore.

ps. Potesse andarci anche B. non sarebbe male.