COME DISTRUGGERE UN'AZIENDA ( Di Lino Maduli)

Questo scritto del mio amico ( mi piacerebbe scrivere mentore, non è così haimè, ma sicuramente nel mio pantheon di sinistra ce lo metto volentieri …anche al posto del Papa)  lo pubblico senza alcun commento: chi fra i pochi lettori di questo blog è fra i pochissimi a leggerne anche gli articol più lunghi, capirà cheil pezzo di  Lino ci sta come il cacio sui maccheroni. (l’unica aggiunta mia è la foto…che modestia a parte …è da intenditori).

Franco fa l’imprenditore e vive a Gioia Tauro. Ogni anno, quando ritorno in Calabria, vado a trovarlo. Discutiamo, ci raccontiamo le cose che sono successe agli amici, ai nostri conoscenti, ricordiamo la militanza comune nel PCI, quando dirigevamo il Partito nella Piana.
Erano anni di grande tensione civile e sociale, quando bisognava fronteggiare problemi di

un qualche rilievo, come la difesa del territorio (centrale a carbone), dell’industrializzazione (Centro siderurgico, Porto ecc.); come la mafia che usciva dagli agrumeti e dagli uliveti ed entrava nei grandi affari (fondi europei, movimento terra, sequestri di persona), occupava progressivamente i consigli comunali, dava il via a una sanguinosa ristrutturazione degli apparati.
In quei momenti difficili (la mafia aveva ucciso il segretario della Sezione comunista di Rosarno, Peppe Valarioti), Franco, Nicola e tanti altri giovani dirigenti, mi aiutavano a tenere i contatti con le sezioni e i gruppi del territorio, a comprendere la natura dei nuovi processi.
Poi, dopo la morte del padre, Franco decideva di dedicarsi alla piccola azienda di famiglia e, nel giro di qualche decennio, la trasformava in una moderna impresa con qualche decina di dipendenti.
Qualche anno addietro, l’azienda di Franco, la “Elettroimpianti” viene coinvolta nella cosiddetta “operazione Arca” promossa dalla DDA di Reggio Calabria, ma tutte le accuse vengono, poi, totalmente archiviate, su richiesta degli stessi magistrati inquirenti.Intanto un altro calabrese, Giovanni Tizian, emigrato al Nord dopo l’omicidio del padre, avvenuto nel 1989 a Bovalino, ad opera della ‘ndrangheta, si appassiona al tema delle infiltrazioni mafiose nelle zone del Nord, scrive libri sull’argomento, viene anche messo sotto scorta perché, in base a informazioni investigative, il suo lavoro ha dato fastidio alle organizzazioni che operano in Emilia Romagna.
A questo punto il destino di Tizian si incrocia con quello di Franco Romeo perché il giovane giornalista che adesso scrive per L’Espresso, cita il ‘caso esemplare’ della Elettroimpianti: “L’azienda arriva dalla Piana di Gioia Tauro, feudo della famiglia Piromalli. Negli atti dell’operazione Arca sulla ’ndrangheta nei cantieri della Salerno- Reggio Calabria, si legge che due soci sarebbero vicini proprio alla cosca Piromalli. La donna del gruppo imprenditoriale è cugina di Tommaso Atterritano, «organico alla cosca Piromalli», inserito nel 1998 nell’elenco dei ricercati più pericolosi e a lungo residente a Bologna”
E qui Tizian si fa prendere la mano e si dimentica di compiere dei controlli sullo sviluppo delle indagini relative alla “Operazione Arca”. Così, prima ancora che le Prefetture e gli inquirenti si esprimano sulla integrità delle aziende (tra cui quella di Franco) iscritte nella white list, Tizian esprime seri sospetti sulla stessa azienda, etichettandola come contingua alla mafia perché già coinvolta nella cosiddetta “Operazione Arca” attuata nel 2007 dalla DDA di Reggio Calabria!, perché la moglie di Franco, “la donna” della società, è cugina di un tale che è stato annoverato fra i più pericolosi latitanti, per giunta già residente in passato a Bologna.
E’ un grave scivolone che rischia di ritorcersi su una persona per bene e su una azienda che potrebbe essere esclusa da qualsiasi chiamata di lavoro da parte della comunità emiliana.
E’ vero, Franco ha il torto di essere nato e di avere operato a Gioia Tauro e in Calabria. Ma questo è un “peccato” originale dal quale sono marchiati milioni di cittadini calabresi.
Il fatto nodale è costituito dalla “Operazione Arca” Lì furono formulate le accuse nei confronti della Elettroimpianti. Ma, sempre in quella inchiesta, Franco venne totalmente scagionato, proprio per decisione degli stessi magistrati inquirenti. Ricordo i mesi di tensione all’interno della famiglia e la legittima soddisfazione nel vedere riconosciuta la totale estraneità di Franco e della Elettroimpianti.
Un altro dei capisaldi dell’accusa è costituito dal fatto che Franco ha sposato una donna di Gioia Tauro che ha la sfortuna di avere un parente di sesto grado, accusato di essere collegato con una importante cosca della stessa città. Ma ci si dimentica di dire che lo stesso personaggio era solo un ragazzo all’epoca del matrimonio e che, comunque, non ha da anni alcun rapporto con la famiglia Romeo.
Ebbene, confesso anch’io le mie colpe: ho incontrato più volte uno studioso di letteratura italiana e calabrese che aveva lo stesso cognome della cosca suddetta. Inoltre, anni addietro sono stato inquilino di uno stabile di proprietà di un signore che aveva lo stesso cognome della cosca più importante del mio paese. Non parliamo dei tanti figli di mafiosi di cui sono stato docente nelle scuole pubbliche. In ultimo, confesso che la mia nonna materna, originaria di Cinquefrondi, morta circa 90 anni addietro, aveva lo stesso cognome di una nota famiglia di Rosarno recentemente colpita dalla mano della giustizia.
Dimenticavo, sono stato seduto per anni sui banchi del consiglio comunale di Taurianova, più volte sciolto per motivi di mafia.
Io ritengo che un giornalista serio, come Tizian, non possa non riconoscere lealmente l’errore commesso; anche perché ne va della serenità di una famiglia e del futuro di un’azienda.
E lo chiedo anche da ex giornalista che, di recente, si è espresso duramente contro gli estensori di una legge che mira a colpire la stampa e i giornalisti.

Da ascoltare…

Come sovente accade sono d’accordo con Zingales quasi su tutto. Il “quasi” è sulla decrescita, per ovvie esigenze di sintesi suppongo, è stato dato un taglio d’accetta. La de-crescitta, come la crescita, è un tema complesso e articolato. Il punto è, secondo me, che tipo di crescita vogliamo e possiamo inseguire. Altrimenti torniamo alle spese militari ed alle guerre oppure alle teorie sullo scavare una buca e riempirla ( ad ogni modo ho sempre ritenuto, che se propio si vuole essere keynesiani, poi le buche e le pale si devono usare davvero).