L’Italia troppo indietro sulla trasformazione digitale?

Presentata la seconda edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni ICT (Aica, Assinform, Assintel e Assinter Italia) e promosso dall’Agenzia per l’Italia Digitale. Nel nostro Paese la cultura e le competenze digitali non riescono a tenere il passo con la società e l’economia. 

La trasformazione digitale in atto impone ai singoli mercati e alle società di adeguarsi, innescando processi virtuosi di innovazione, Ma per farlo occorrono le giuste competenze, che nel nostro Paese in parte ancora mancano, sia per l’assenza di una strategia di lungo periodo che coinvolga aziende e sistema formativo, sia per un digitai divide ancora strutturale. Mentre si attende di misurare i primi effetti di una riforma della scuola che dovrebbe favorire ii riallineamento tra formazione e domanda di competenze e di un Job Act che sembra valorizzare le peculiarità dei mestieri più innovativi, il sistema imprenditoriale muove passi importanti per favorire questo processo. E’ quanto emerge daila seconda edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni ICT (Aica, Assinform, Assintel e Assinter Italia), promosso dall’Agenzil per l’Italia Digitale (AglD) e realizzato da NetConsultingcube, presentato a Roma.

 

In sintesi, i dati dell’Osservatorio evidenziano come in Italia la cultura e le competenze digitali non riescano a tenere il passo con la società e l’economia; il rischio è che il nostro Paese accentui il ritardo rispetto alle altre economie sviluppate. Il messaggio che emerge dallo studio non può che concentrarsi dunque sulla necessità di una condivisione strategica, volta ad amplificare e velocizzare il dialogo tra mondo dell’Istruzione e del lavoro. E‘ necessario, ad esempio, nel breve, accelerare la definizione di una rinnovata normativa per gli IFTS, realizzare una piattaforma nazionale dei contenuti didattici digitali, introdurre innovativi percorsi dì formazione accademici, promuovere attività di tutoraggio extra curricolari. Giorgio Rapari, presidente di Assintel, ha sottolineato che “lo studio dimostra come su temi specifici rappresentanze diverse possono lavorare insieme. Per chi ha già un impiego è fondamentale la formazione, finalizzata alla stesura di piani di coprogettazione, mentre per chi è ancora alle prese con gli studi l’esperienza scuola-lavoro va trasformata pienamente in inserimento dalla scuola al lavoro”.

Pubblico Impiego: il piano di licenziamento lampo degli assenteisti

Il dipendente pubblico che timbra il cartellino senza andare in ufficio, o sorpreso in flagranza di altri illeciti disciplinari, sarà sospeso dal lavoro e dalla retribuzione nell’arco di 48 ore. Nello stesso tempo scatteranno, da una parte, le procedure per il licenziamento e, dall’altra, quelle per l’esame della Corte dei Conti dell’eventuale danno erariale.

 

“Chi viene beccato a timbrare il cartellino ed andarsene viene licenziato entro 48 ore: è un fatto di buonsenso e di correttezza perché permette a tutti gli altri dipendenti della Pa di essere guardati a testa alta”,  ha detto ancora il presidente del Consiglio.  “Dobbiamo valorizzare le donne e gli uomini che lavorano nella Pa e che, nella stragrandissima maggioranza dei casi, sono onesti: hanno bisogno di sentire al proprio fianco la vicinanza dello Stato. Perciò abbiamo annunciato una cosa molto semplice, banale, e non so perché qualche sindacato abbia fatto polemica”, ha aggiunto.

 

Dunque “pugno di ferro”, promette Renzi: “mercoledì in Cdm porteremo la nostra proposta: chi fa così deve essere licenziato entro 48 e se il dirigente non procede rischia lui stesso.

 

Il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia non cambia linea: per i dipendenti statali “l’articolo 18 non si tocca. “Mi accontenterei di licenziare quelli che truffano, che rubano, che sono assenteisti. Senza che qualche giudice del lavoro li reintegri. Ma nel pubblico è impossibile che, cambiando maggioranza politica, si possa licenziare: sarebbe discriminatorio.”

 

Alla lunga lista di provvedimenti targati Madia in rampa di lancio, oltre dieci, si aggiungono quindi le misure per rendere più facili i licenziamenti e probabilmente anche quelle per rafforzare lo strumento della visita fiscale, passando le competenze dalle Asl all’Inps, come polo unico per i controlli.

 

Uno degli atti al vaglio di Palazzo Chigi prevede la ghigliottina sulle società controllate o collegate agli enti pubblici. Nei prossimi 18 mesi le amministrazioni dovranno eliminare le partecipazioni inutili o quelle che hanno più amministratori che dipendenti. Anzi da quel momento si passerà all’amministratore unico, eliminando il poltronificio per i trombati della politica. Chiusura per consorzi e le imprese con fatturato sotto 1 milione di euro.

 

Giusto combattere i fannulloni del Pubblico Impiego – è la reazione unanime dei sindacati -, che però reclamano un’accelerazione anche sul rinnovo dei contratti. Con l’accorciamento dei tempi per le sanzioni si rischia di aumentare il contenzioso ha avvertito Maurizio Bernava, Segretario Confederale della Cisl.
Pubblicato da lentepubblica.it il 18 gennaio 2016