Forum della Comunicazione Italiana: Chi non comunica scompare. Alle volte è meglio rimaner zitti.

Stamane, finché ho resistito, sono stato al Forum della Comunicazione Italiana, organizzato da Comunicazione Italiana , che si definisce: “ il primo Business Social Media italiano che realizza edizioni, servizi internet ed eventi per mettere in relazione i “decision maker” e gli “opinion leader” di imprese e istituzioni”.

Le premesse quindi parrebbero interessanti.

A dir il vero,  la maschette e  i logotipi e tutto il resto della comunicazione dell’evento,  in effetti qualche dubbio me lo aveva fatto venire : un paio di scarpe da donna tacco 27 (se esiste) di plex  o simil vetro disvelate e illuminate dal faro, si presume, della comunicazione che le mette al centro della scena ( del mercato?). Le scarpe stanno scomparendo: bisogna comunicare al più presto. Roba cosi brutta che nemmeno l’ultimo dei travestiti di via Gradoli; roba che se una moglie le comprasse sarebbe da chiedere il divorzio.

Detto questo, visti i main sponsor: da Microsoft, alla Regione Lazio, Ansa, Rai e le solite markette governative,  la rilevanza di alcuni chairman ed il titolo tautologico: Chi non comunica scompare; ho deciso di recarmi a capirne un po’ di più,  mi presento all’Auditorium di Roma quanto meno per scongiurare scaramanticamente  il presagio minaccioso della scomparsa.

 

Il primo, ed unico per quel che mi riguarda, seminario a cui assisto, nella sontuosa sala Sinopoli si intitola: INNOVAZIONE, STILE E VALORI: Chi non comunica scompare; condotto da un apparente “invasato” Giuliano Noci del Mip Politecnico di Milano.

La cronaca, personale finisce qui, fra i tanti luoghi comuni ascoltati e le fesserie più o meno lampanti la tesi di fondo circolante, più e più volte ripetuta dal “gagliardo” comunicatore del Mip, è più o meno quella che narra di una mole di cinesi stupidi (sic!) ma pieni di soldi , che loro malgrado preferiscono andare a fare le vacanze in Francia piuttosto che in Italia ( per via della mancanza di vettori e ovviamente di pubblicità) e che non conoscono i prodotti italiani e pensano che pizza e spaghetti siano marchi al pari di ferrari e Fiat.

Poi giù via un coro di critiche disparate la federalismo che ha depresso la possibilità di fare comunicazione da “Sistema Paese” regionalizzando tutto e altre amenità del tipo se non ci sono le strutture non ci sono i turisti. Vecchio concetto Italico per il quale se fai u n albergo a 100 piani in riva ad una spiaggia avrai flotte di turisti e l’economia della regione trarrà grossi vantaggi. Ovviamente una follia concettuale e per giunta storicamente dimostrabile.

Purtroppo, all’ennesima acqua calda e all’ennesimo urletto vessatorio del “conducente” del Mip ho deciso di alzar i tacchi e ritornare ai miei uffici.  Darei quindi il beneficio del dubbio che il proseguio delle giornate sarà di tutt’altro tenore ( spero basso almeno dal punto di vista dei decibel del presentatore).

La domanda, catalanica, sorge spontanea ma sono quindi questi i nostri  “decision maker” e gli “opinion leader” di imprese e istituzioni”? Sono queste le ricette per una Italia migliore e per una crescita sostenibile della nostra martoriata economia? Comunicare significa gridare ed attrarre mole di cinesi stupidi ma pieni di soldi?

Mi viene il piccolo presentimento, vista la loro parabola economica, che i cinesi non siano affatto stupidi, o comunque non lo siano più degli italiani in generale e sicuramente meno dei “decision maker” che fino ad oggi abbiamo conosciuto.

Ritengo che forse se non scomparire probabilmente alcune volte è meglio stare zitti. Una tempo si diceva che non importa quello che si dice ma come si dice. Ho sempre ritenuto invece che il contenuto sia importante quanto il contenitore. Ad ogni modo mi è parso di capire oggi che in questa Italia “scomunicata” mancano i medium e pure i messaggi. Ci faremo semmai con i “massaggi”. W l’Italia, W tutti i Salaria sport village di questo assurdo Belpaese.