IL 21 GIUGNO DI 33 ANNI FA VENIVA UCCISO GIANNINO LOSARDO, GIA’ SINDACO COMUNISTA DI CETRARO (APPENA 10 GIORNIDOPO VALARIOTI) (da“In Calabria tra sottosviluppo e mafia -1964-1984”, di Michele Maduli)

Visto l’interesse suscitato e le sollecitazioni in merito; ho deciso di continuare il viaggio attraverso la (ri-)lettura delle pagine del Prof. Maduli. Professore con la P maiuscala a me … Maestro.

IL 21 GIUGNO DI 33 ANNI FA VENIVA UCCISO GIANNINO LOSARDO, GIA’ SINDACO COMUNISTA DI CETRARO (APPENA DIECI  GIORNI DOPO VALARIOTI).

A rendere più drammatico il clima contribuì, adistanza di pochi giorni, l’assassinio del dirigente comunista Giannino Losardoda parte della mafia di Cetraro. Ai funerali di Losardo, il 24 giugno 1980,intervenne anche il segretario generale del PCI, Enrico Berlinguer, ma c’eranopure Occhetto e il povero Pio La Torre.

Ci ritrovammo, in una Cetraro già infuocata dal soledell’estate, tutti quelli che eravamo stati a Rosarno per Valarioti. “ Attenzione- disse Berlinguer – si comincia dai comunisti, per poi colpire tutti. Tuttigli uomini onesti, di tutti i partiti. Tutti coloro che vogliono proseguire ilcammino per il rinnovamento. In Sicilia, un’altra regione dominata dalla mafia,  si è colpito il giudice Terranova, e si ècolpito anche il Presidente democratico della Regione, Mattarella. Nessunaforza democratica deve sottovalutare quanto sta avvenendo in Calabria.”[1]

Per le stradine tortuose di Cetraro c’era un via vai dicompagni che si recavano in municipio per rendere omaggio alla salma di Losardo. Sui visi della gente vi erano sgomento ed incredulità. Lì, in quellacittadina a strapiombo sul mare più azzurro della Calabria, in una provinciafino a poco tempo prima preservata dai riti barbarici della mafia, la violenzacompiuta ai danni di un uomo inerme e coraggioso appariva ancora più grave,ancora più inaccettabile.

“Colpiscono i dirigenti comunisti – affermò inquell’occasione l’on. Frasca – perché in questo momento è il PCI che conduce piùconseguentemente la battaglia contro la mafia… Chi ha ammazzato Ferlaino? -proseguiva l’esponente socialista – chi ha ammazzato Valarioti e Losardo? Nonsi può rispondere a metà, o col silenzio, a queste domande. E poi voglio direchiaro e tondo che sta succedendo anche di peggio, ossia che qui in Calabrianon c’è sindaco o consigliere regionale o deputato o senatore che non sia statoeletto con l’appoggio della mafia. Insomma la delinquenza organizzata stadiventando un partito politico, sceglie gli uomini e formula i pianiregolatori…”[2]

In seguito ai due delitti la direzione del PCIincominciò a prestare grande attenzione a quanto succedeva in Calabria. Aiprimi di luglio una delegazione di parlamentari comunisti, guidata daPecchioli, visitò le zone più calde della Regione. Il 12 Luglio fu PietroIngrao a commemorare a Rosarno Valarioti, a un mese dalla scomparsa.

In estate, nel corso delle feste dell’Unità s’incominciò a discutere del problemadella mafia anche nelle altre regioni d’Italia. Molti di noi furono invitati apartecipare a dibattiti o a conferenze.

A me toccò di andare in una borgata romana, aTorpignattara. Non era facile parlare di mafia a settecento chilometri didistanza. I compagni mi accolsero con calore e mi consegnarono 300.000 lire perle sezioni di Cetraro e di Rosarno. Partecipai pure a un dibattito organizzatodalla Federazione comunista di Cosenza, a Paola, insieme con i giornalistiMadeo e Ardenti.

Da queste esperienze, ma anche dai contatti che ebbiin quel periodo con gente di diverso orientamento, in varie parti d’Italia,trassi l’impressione che esistesse una sostanziale sottovalutazione di quantostava succedendo in Calabria. Sfuggivano a molti il senso dell’operazione chela mafia stava conducendo, la qualità nuova dell’attacco mafioso volto aindebolire il PCI, ma anche le istituzioni democratiche, in ultimo il taglioterroristico delle imprese criminali.

Nel mese di Agosto la FGCI lanciò ai giovani di tuttaItalia l’invito a scendere a Palmi per manifestare contro la violenza mafiosaed il suo messaggio di morte. Nei tre giorni di festival, dal 10 al 12, tantigiovani lindi, ignari di quanto potesse accadere, per il resto dell’anno, apochi passi dai loro campeggi, ascoltarono musica e parlarono di politica.

In quest’occasione gli inviati dei principaliquotidiani italiani discussero su come il problema mafioso veniva propostosulle pagine dei giornali. Qualche settimana prima, il giornalista AndreaSantini aveva pubblicato su “Paese sera” un’intervista fatta all’on. FrancoQuattrone, democristiano reggino, che aveva risposto con sincerità espregiudicatezza alle domande postegli sul nuovo ruolo assunto dalla mafianella regione calabrese. Sulla “Gazzetta del Sud”, invece, l’on. Vico Ligato,anche lui reggino e democristiano, aveva fatto capire come non fosseconsigliabile per nessuno parlare, sbilanciarsi sul terreno minato della mafia.

Era inevitabile che nel corso del dibattito ilpubblico polemizzasse apertamente con l’inviato di quest’ultimo giornale,accusato di scrivere da 20 anni di mafia, ma di non aver mai infastiditoseriamente i mafiosi. E’ tipico dei giornali locali, infatti, dilungarsi nelladescrizione minuta e macabra degli efferati omicidi di marca mafiosa, nellarievocazione delle imprese dei boss. In questo modo, sia pure senza volerlo,non si fa che mitizzare i criminali. I vari “don” trattati alla stregua dipersonaggi da romanzo popolare. Altro vizio della stampa locale (che fa dacontrappunto a quello di certa stampa del Nord che non perde occasione per criminalizzareil Mezzogiorno) è quello di stendere un velo pietoso su alcune vicende,ritenendo in questo modo di salvaguardare l’onore e l’integrità morale deicalabresi.

Biografia di Giannino Losardo

Giannino Losardo (1926-80)

Nato a Cetraro nel 1926, da Giuseppe edAngelina Seta, è allievo prediletto di Francesco Aita; che lo prepara asostenere, in piena guerra, gli esami ginnasiali. Nel 1945, s’iscrive alla Sezione di Cetraro delPartito Comunista Italiano, diretta dal confinato milanese Peppino Rigamonti. Enel 1946, conseguita a Vibo Valentia la maturità classica, s’iscrive allaFacoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli. Nel clima di riforma,inaugurato nel Meridione dai Patti Agrari, partecipa con fervore alla politicalocale; contribuendo all’aumento di consenso del suo partito. Nel 1950,partecipando ad un concorso per segretario comunale, pur essendo giunto tra iprimi dieci in graduatoria, non viene mai chiamato ad espletare tale incarico;per via, forse, della sua militanza comunista. Partecipa allora, nel 1955, alconcorso per cancelliere; e superatolo gli viene assegnata la sede di Verbania-Pallanza,sul lago Maggiore. Dopo pochi anni ottiene il trasferimento presso la Preturadi Paola; finendo per ricoprire il ruolo di Segretario Generale della Procuradella Repubblica. Stabilitosi a Fuscaldo, nei primi anni ’70 riallaccia irapporti politici col suo paese d’origine; e collabora attivamente alla rivistaChiarezza diretta da Luigi Gullo. Capolista del PCI nelle amministrative del1975, diventa Sindaco di Cetraro; iniziando subito una drastica politica dicontrasto al nascente abusivismo edilizio ed ai primi fermenti d’inquinamentosociale. Ma la sua esperienza dura solo tre mesi. Rieletto consigliere comunalenel 1979, riveste la carica d’assessore ai lavori pubblici e quindi allapubblica istruzione. In tale veste, dopo una seduta di consiglio comunale, lanotte del 21 giugno 1980, mentra fa ritorno alla sua abitazione di Fuscaldo,cade vittima d’un agguato nei pressi di S. Maria di Mare. E muore il giornodopo, all’ospedale civile di Paola. I suoi funerali hanno risalto nazionale perla venuta a Cetraro del Segretario Generale del PCI, Enrico Berlinguer. E moltesezioni comuniste d’Italia portano il suo nome. Cetraro lo ricorda per avergliintitolato il largo della Porta di Basso, dov’era un tempo la sua casa; e nelPremio Nazionale ‘Giovanni Losardo’ che si tiene ormai da molti anni.
[1] In“Paese sera”, 3.7.1980.

[2] In“Paese Sera”, 3.7.1980