Non domandarci … ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Storie di una legge quasi utile.

Reggio Calabria primo capoluogo provinciale ad essere sciolto per mafia. Nel 1991 Taurianova, la mia città natale,  è stata il primo comune ad essere sciolto per decreto.

Nonostante il mio sostegno va con forza e convinzione ai magistrati e agli attori in campo, a mio  avviso in questo strumento qualcosa non và.

Tengo a precisare di provare quasi ribrezzo per quei miei concittadini allora e molti a Reggio oggi, che denunciano ed esibiscono cartelli con su scritto commissariamento uguale vergogna ovvero non si può colpevolizzare tutta una popolazione. Questi se non conniventi fanno parte della immensa “zona grigia” che corrisponde a gran parte della popolazione locale. Poi ci sono i conniventi e poi c’è la gente per bene (forse poca, troppo poca). Mi son sempre chiesto se a vergognarsi non dovrebbe essere proprio la gente onesta e per bene che permette di essere infangata da secoli da questo sistema di potere, di povertà e di fame. Certo non si devono vergognare i magistrati e le forze dell’ordine, sicuro non le ‘ndrine, infondo fanno ben altro che andrebbe evidenziato al pubblico ludibrio. Di converso questo è forse il ruolo migliore, o il meno virulento )anche se forse quello con più ricadute sullo sviluppo economico,  che la ‘ndrangheta attua. La mafia fa il suo lavoro, fa l’imprenditore e gestisce politici più che compiacenti proni a soddisfare le voglie sadiche di un’industria floridissima.

Ciò detto credo che, come ovvio, la legge da sola non basti e che oltre ad un riscatto della politica e della gente “per bene” della Calabria come del meridione, alcune cose vadano radicalmente cambiate e messe a punto su questo sistema legislativo. Questi provvedimenti, ahimè, se non a niente servono a ben poco.
E la cosa peggiore è che la legge non funziona proprio perché “politica”. Propongo una radicale spoliticizzazione dello strumento normativo in questione.

Ma andiamo con ordine, partiamo dalle origini.

La storia.

La legge che disciplina, commissaria e scioglie i consigli comunali infiltrati per mafia nasce nel 1991 con l’approvazione, per una volta davvero d’urgenza, del cosiddetto “decreto Taurianova”.

La legge è stata introdotta nell’ordinamento giuridico italiano appunto  con decreto legge n. 164, art. 1 del 31 maggio 1991, dopo il fatidico venerdì nero  quando in 24 ore sono state uccise cinque persone, Michele Maduli , l’allora segretario del partito comunista locale fece un rapido calcolo: “ rapportati alla popolazione ed in base ai dati statistici è come se a New York avvenissero in un sol giorno quattromila omicidi oppure  666 a Milano”.  Il richiamo statistico- diabolico è casuale anche se ogni volto che lo rammento un ghigno lo aggiungo.

Il primo a cadere il 2 maggio del 1991, nel salone da barbiere, sotto i colpi della lupara, è Rocco Zagari, consigliere comunale democristiano, maggioranza ssoluta nel civico (?) consesso,  ufficialmente infermiere presso la locale azienda sanitaria. Erede e successore di Domenico Giovinazzo, il boss di Jatrinoli ucciso, insieme con Vincenzo Rositano, il 22 maggio del 1990 a Polistena.

Il 3 maggio si compie la vendetta tocca a Pasquale Sorrento e poi, nel pomeriggio, i due fratelli Giovanni e Giuseppe Grimaldi, quest’ultimo padre di Giovanni, che è in carcere e per giunta mormori troppo. Durante l’omicidio avviene ( o si presume avvenga) la ormai famigerata leggenda della testa tagliata e lanciata in aria a mo’ di piattello. La sera viene ucciso Rocco Laficara, commesso di negozio, fratello di due pregiudicati.

Domenica 5 maggio alle 21,45, in un bar di Laureana di Borrello, a trenta chilometri da Taurianova. Sono stati uccisi a colpi di fucile e di pistola Emilio Ietto, di 32 anni, Leonardo Minzoturo, di 20 anni e Luigi Berlingeri di 25. I corpi di Minzoturo e Berlingeri due zingari sono stati trovati all’ esterno del locale; all’ interno il terzo.

La ‘Ndrangheta mostra il suo lato più virulento, agli occhi dell’opinione pubblica sembra il far west e l’inarrestabile ascesa dell’Anti-stato: in realtà fatti come questi accadono, se pur in maniera del tutto eccezionale, in momenti di estrama difficoltà delle ‘ndrine e dei loro loschi affari.

In quei giorni molti non ricordano, ma altrettanti si, l’altro grande episodio eclatante della cittadina nel cuore della Piana.

Nel 1977,in un casolare di campagna nei pressi di Taurianova, al termine di una riunione fra famiglie, in uno scontro a fuoco, muoiono due carabinieri e due mafiosi della famiglia Avignone, la stessa alla quale appartiene il boss Giovinazzo, ucciso poi nel 1990.

Tutto il mondo mediatico, testate inglesi, francesi, s’interessano al summit mafioso di Razzà.

Ad oggi, storici e cronisti a parte, resta il ricordo di una via intitolata ai “martiri della strage di Razzà” a Villa Paganini in Roma (dove per volere dell’allora sindaco Veltroni ogni viottolo del giardino è intitolato a vittime della recrudescenza mafiosa); a Taurianova, come per mille altri casi, sembra preferirsi l’oblio della memoria.

Un ricordo, se pur tenue, è presente nella caserma dei carabinieri di Taurianova dove successivamente altri nomi di servitori locali dello stato, come il povero carabiniere Antonino Fava, hanno intriso le pareti dell’antico edificio.

Per volere degli allora ministri Scotti e Martelli, con tanto di visita ed inaugurazione di una nuova questura in città, viene varato il decreto che scioglie le amministrazioni comunali in odor di collusione mafiosa.

La situazione ad oggi.

I comuni sciolti ad oggi,  ottobre 2012 sono 221.

 Taurianova è il 222°.

Taurianova è al suo 4 scioglimento, uno è stato determinato per via dell’ non candidabilità ed ineleggibilità  del’ex sindaco Roy Biasi fautore di una presunta battaglia per il terzo (legittimo) mandato consecutivo, gli altri sono tutti per inquinamento mafioso.

Nel 2009 a quasi vent’anni di distanza dal primo scioglimento Taurianova viene nuovamente commissariata. Lunga la relazione della commissione di accesso, trapelata “stranamente” su tutti i giornali locali, con fatti e circostanze ben dettagliati.

Ma di cose particolari il secondo commissariamento per mafia ne mette alla luce. Innanzitutto le dimissioni del sindaco Romeo che  prima dello scioglimento si dimise dopo aver subito diversi attentati, puntualmente denunciati.  Altro particolare pochi giorni prima dell’ingresso della commissione di accesso al municipio il sindaco viene sfiduciato in consiglio comunale (nei giorni di “riflessione” che la legge da’ a disposizione maturano le dimissioni ed il commissariamento).

Già da soli questi fatti appaiono quanto meno peculiari.

Negli stessi giorni si discute, sulle prime pagine dei giornali nazionali in questo caso, lo scioglimento del comune di Fondi nel Lazio infiltrato (come da processi e provvedimenti occorsi) dalle coste della camorra e della ‘ndrangheta calabrese.

La giunta del comune laziale si dimette, il comune va ad elezioni nell’election day successivo. Tutto questo appare molto peculiare, in quanto un comune come Taurianova dove si erano dimessi i consiglieri comunali viene commissariato ma la Commissione nazionale antimafia salva Fondi che va tranquillamente al voto. Oltre che, come si sa, un commissariamento straordinario dispone in realtà solo dell’ordinaria amministrazione e comunque sospende la normale vita (se esiste) democratica e politica di una cittadina che sia nel Lazio o in Calabria. Per di più c’è da aggiungere che la legge prevede lo scioglimento del consiglio comunale, a Taurianova già autoscioltosi, e quindi la conseguente nomina dei commissari prefettizi e non il contrario. Buon senso avrebbe detto che entrambi i comuni andavo sciolti ovvero al massimo se si doveva salvarne uno, era quello ormai disciolto di Taurianova.  La querelle non finisce qui. Bene si è fatto probabilmente a sciogliere Taurianova, male probabilmente nel caso di Fondi che almeno a quanto riportato dai giornali era in condizioni se non analoghe anche peggiori.

Come detto non finisce qui.

Durante il periodo commissariale a Taurianova sul muro vicino all’entrata, nei due plessi del municipio,  e davanti alla stanza del sindaco (occupata temporaneamente dai sodali prefettizi) vengono affisse delle targhe perentorie con su scritto : “ Qui la ‘ndrangeta non entra”.

Passano i mesi, si sgonfia il clamore mediatico. La legge, che era stata potenziata da poco con restrizioni e provvedimenti a carico dei dirigenti comunali e inaspriva pene e sanzioni, fa il suo corso cioè nulla. Tutto cambia per nulla cambiare nella migliore tradizione gattopardesca italiana. Tutti ai propri posti, sembra al massimo per qualcuno “stai fermo un turno” come nel gioco dell’Oca. Si convocano i comizi elettorali ed ognuno al suo posto, nonostante il Pd ed alcuni partiti non presentino le proprie liste per “impraticabilità democratica”, viene eletto “normalmente” il vecchio sindaco uscente sciolto per mafia. All’opposizione vanno alcuni consiglieri che prima stavano in maggioranza, altri cambiano casacca al contrario, assessori sono i vecchi esponenti dell’amministrazione sciolta nel 2009.

Pensando alla targhetta fuori il municipio e ai due anni di commissariamento, con tanto di proroga e spostamento del voto, io stesso ebbi a commentare che, come non è accaduto, il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio dei ministri sarebbero dovuti venire in città a chiedere scusa al sindaco accusato di cotanto malfatto ovvero bisognava prendere atto che la legge non aveva prodotto nulla o peggio aveva sospeso inutilmente la democrazia (mafiosa o non) a Taurianova.

Morale della favola fra poco a Taurianova si scioglierà nuovamente il comune. Mi chiedo se Reggio Calabria, a questo punto, senza il cambio fra Monti e Berlusconi a Palazzo Chigi sarebbe stata sciolta. Mi chiedo se il sindaco Arena  alla fine sarà candidato e sindaco come è accaduto a Taurianova; se tutti i funzionari verranno lasciati al  loro posto, se nessuna sanzione sarà spiccata e se nessuno pagherà alcunché. Chiedo se anche stavolta tutto cambierà per non cambiare? Mi chiedo se e quanti comuni la politica deciderà se sciogliere o meno.

Credo che nell’interesse generale del paese e dei cittadini italiani questa legge vada modificata e “spoliticizzata”, vada tolta dalle disponibilità  della commissione parlamentare antimafia che a di là della sua composizione ( e se ce ne sarebbe da dire in merito!) comunque è costituita su maggioranze e minoranze politico parlamentari.

Ritengo sia giunto ormai il tempo per cui le cose cambino per cambiare. Le mafie hanno in mano il paese e mezza Europa.

Mi piacerebbe si aprisse un dibattito in merito, con proposte che diano più potere decisionale alla magistratura indipendente ed alla Dia che al parlamento italiano.

Sono stato sempre della convinzione che la mafia si sconfigga con le pratiche della società civile e non solo con le leggi; credo però che questo strumento legislativo, molto importante, debba essere riformato e messo nelle condizioni produrre output concreti e contribuire al riscatto e rinnovamento delle classi dirigenti italiane.

P.s. Doveroso. Il prof. Michele Maduli, che ha scritto molto sul tema e cito ampiamente, commentando questo breve scritto mi ha giustamente fatto notare : Giuliano Zincone sul Corriere della sera  ai tempi dei fatti di Taurianova scriveva “Calabresi ribellatevi ai boss”. Il poveretto non sapeva che a distanza di 20 anni saremmo stati noi calabresi a dire a Milano e alle altre città: “ribellatevi ai boss!”.
Aggiungo, Eugenio Montale diceva:
“non domandarci … ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.