Tremonti, tre aliquote, tre soldi e l’Italia peggiore.

Giulio Tremonti da ministro dell’ultimo governo B. si è fatto apprezzare. Molti avversari, fra cui il sottoscritto, a denti stretti magari, hanno pubblicamente plaudito all’opera di contenimento del disavanzo ed alle misure a protezione dell’economia ( e dei risparmi) italiana. Eugenio Scalfari, che sovente non le mandò a dire al ministro, ultimamente ha più volte difeso il reggente di via XX settembre.

Nel Pdl si dice ad ogni piè sospinto che “urge” la riforma fiscale.  Probabilmente è vero, nel senso che “politicamente” è l’unico segnale rimastogli per rinfrancare il popolo berlusconiano a meno che non si voglia credere alle demagogiche promesse di spostamento di ministeri in Padania; che poi è come dire fateci campare anche noi con l’indotto ministeriale  che favorisce Roma ladrona…  insomma dateci un po’ dei vostri privilegi.

Politicamente sarà urgente ma economicamente se non inutile potenzialmente dannosa. Lasciando perdere l’idea che si possa fare in deficit ed andare a far compagnia ai Pigs (portogallo-irlanda-gracia-spagna);  ci sarebbe quantomeno il reato di attentato alla sicurezza dello Stato,  ovvero procurato fallimento, omicidio volontario, nazionicidio. Anche facendola a “costo zero” come dice Tremonti, oltre che una “riformicchia” tanto per dare un contentino alla partitocrazia di centrodestra, mi sembra che i rischi siano più dei possibili benefici.

L’idea è di passare la tassazione dalle persone alle cose. L’intento è liberare psicologicamente individui e imprese dall’idea di un’oppressione fiscale sempre più forte, anzi di dar un segnale di alleggerimento. Ma la follia, a mio avviso, sta proprio nella variabile psicologica che il tentativo mette in campo. In soldoni, aumentare l’Iva ha un effetto psicologico molto più forte che il beneficio atteso, se è vero come è vero, e rilevato da tutte le organizzazioni datoriali e di categoria  e parti sociali che il problema principale è la domanda interna. Questo, senza farla lunga, è fin troppo evidente ed anche gran parte dei tagli al pubblico impiego e la precarizzazione del lavoro hanno fatto il loro nel deprimere i consumi. Questo vale ancor di più se parliamo di qualche punto, perché un punto in meno di Irpef vale poco psicologicamente ma un punto in più di Iva vale tantissimo sui redditi medio-bassi in particolar modo: che poi sono quelli maggiormente diffusi e che non spendono; perché non possono o perché pur potendo il futuro incerto predilige il risparmio.

Ho già detto che già i tagli, a mio parere, producono sovente una contrizione della domanda interna. La ricetta di Tremonti prevede, oltre alla semplificazione ed accorpamento in 3 aliquote e 5 imposte, I tagli della politica, dice il ministro:  Le risorse per fare la riforma fiscale devono arrivare in primis dai tagli ai costi della politica, ha ribadito Giulio Tremonti: “Come prima cosa  è fondamentale che la classe politica dia un buon esempio; ci sono molti costi che devono essere ridotti, non conta quanti soldi valgono, conta che così puoi legittimarti nel disegno di un paese nuovo. Tutti gli incarichi politici e pubblici vanno remunerati come la media europea, basta limitarsi ai paesi dell’area euro. Questo è il presupposto fondamentale per cominciare a discutere di finanza pubblica”. E quindi: “Meno aerei blu e più Alitalia”. Un po’ perché magari ci crede, un po’ per dire cari politicanti mo i danni che avete fatto voi, e che volete la mia testa, li paghiamo tutti voi per primi. Da questo punto di vista la minaccia è chiara; francamente la misura è un po’ demagogica, anche se sarebbe comunque opportuno farla, e soprattutto inutile. Stiamo parlando di “cifrette”.

Il mio personale invito, se proprio si volessero tagliare anche i veri privilegi della politica e i dispendiosi meccanismi del consenso, buona cosa sarebbe tagliare strutture costosissime , iperpagate ed inutili che fanno da cassa alle vere clientele che stanno attorno alla politica. Faccio alcuni esempi, che so anche a sinistra non riscuotono successo. Per prima cosa chiuderei immediatamente. Sviluppo Italia, Italia Lavoro, Formez, Ispel e tutti gli altri enti strumentali che servono a far spendere ai ministreri soldi che altrimenti non potrebbero. Il lettore dirà ed i lavoratori? certo l’impatto ci sarebbe,  ma stiamo parlando di lavoratori precari per lo più malpagati e professionalmente molto “riciclabili” , anche per chè alcune delle cose che questo tipo di agenzie fanno possono essere spostate sul mercato appannaggio dei privati e dei professionisti. La verità è che questi posti sono popolati da lacchè e raccomandati non collocabili nella politica, di dirigenti da stipendi altisonanti e dalle pensioni cumulabili. Insomma vere e proprie riserve naturali per i clientes di turno.

Ovviamente quelli sopra sono alcuni esempi, ma di enti e strutture del genere è pieno il Paese. In questo senso fa ridere il piglio di Brunetta che apostrofa i precari, dove invece le Sue innovazioni hanno fallito e non se ne vede traccia reale. Perché Tremonti non inizia  a tagliare anche quel dicastero che fa più danni che benefici e pensare ad una “vera” riforma della pubblica amministrazione che tanto potrebbe fare nel recupero dell’evasione e nel contenimento della spesa? Ho avuto modo di notare che il roboante Ministero dell’innovazione tecnologica, scrivendogli una mail ad un indirizzo da loro fornitomi, non sa far funzionare nemmeno i propri sistemi informativi tant’è che la mail mi è tornata indietro e non ho mai avuto risposta. E tanti altri esempi personali  potrei fare, come gli annunci pubblicati su Click Lavoro e persi nel vuoto, ma non è questo il contesto. Mi sa che sia proprio Lui l’Italia peggiore.

Anche perché me ne occupo per lavoro, so bene che i comuni ed  il federalismo municipale potrebbero fare davvero tanto in materia. L’equità contributiva può passare in gran parte da li, basterebbe dotarli di strumenti e finanziamenti adeguati, e creare le condizioni ed i giusti incentivi in modo da far pagare meno e far pagare tutti come si diceva un tempo. In discorso in questa sede sarebbe lung, basti citare alcune possibilità : Bonificare le banche dati tributarie, recuperare le aree edificabili, gestire l’evasione contributiva locale, razionalizzare spese e consumi, sono alcuni dei titoli delle miriadi di azioni che i comuni potrebbero mettere in campo. Ma allo stato attuale si svendono le spiagge …  per tre soldi mio padre comprò.